VINI

COLLI PIACENTINI

Quando si parla di Colli Piacentini si intendono in senso stretto le quattro valli – Val Tidone, Val D’Arda, Val Trebbia e Val Nure – che fanno da collare a Piacenza. Sono colline ricchissime sia dal punto di vista ampelologico che delle tradizioni, con una superficie vitata rivendicata a DOC di circa 3.700 ettari di territorio collinare tra i 150 e 450 metri s.l.m. Tra le varie tipologie le più famose sono il Gutturnio (che rappresenta il 40% della produzione), l’Ortrugo (12% della produzione) e il Malvasia (14% della produzione).

 

 

Gutturnio DOP

 

Denominazione: DOP Gutturnio DOP
Tipologia: frizzante o fermo
Colore: rosso
Sapore: amabile
Odore: Vinoso
Titolo alcolometrico volumico minimo: 12%

Vitigni: Barbera dal 55 al 70%; Croatina (detta Bonarda) dal 30 al 45%.
Produzione massima per ettaro: 120 quintali (100 quintali per il Gutturnio Classico Superiore, Gutturnio Superiore, Gutturnio Riserva e Gutturnio Classico Riserva) con resa in vino massima del 70%.

 

Il Colli Piacentini Gutturnio è un vino DOC la cui produzione è consentita solo nella provincia di Piacenza. È il capostipite dei vini rossi piacentini. Nel 1967 il Gutturnio è stato tra i primi dieci vini italiani (e il primo vino piacentino) a ricevere la Denominazione d’Origine Controllata.
Il Gutturnio nasce in epoca romana da una “ricetta” inventata da Lucio Calpurnio Pisone, suocero di Giulio Cesare, la cui madre aveva origini piacentine. Questo legame viene svelato anche da Cicerone che, con la volontà di accusarlo per alcune scelte politiche errate, all’interno dell’orazione “In Pisonem”, lo ridicolizza sottolineando il suo eccessivo apprezzamento per questo vino. Il nome Gutturnio deriva da gutturnium, una grande coppa d’argento di circa due litri. Il gutturnium veniva utilizzato in epoca romana al termine della cena.: riempito di vino, veniva passato di mano in mano tra i commensali per bervi a turno come simbolo di fraternità e amicizia.

 

Proprietà organolettiche: È un vino dal colore rosso rubino brillante di varia intensità; odore vinoso, caratteristico; sapore secco o abboccato, fresco, giovane, tranquillo o vivace per la tipologia “frizzante”.

 

Abbinamento cibo/vino: La versione frizzante si abbina ai taglieri di salumi piacentini D.O.P. (salame, coppa e pancetta) e formaggi, al Pistä ‘d grass (lardo battuto a coltello con aglio e prezzemolo) e ai primi piatti della cucina piacentina, come i classici Pisarei e fasö, gnocchetti di acqua e farina fatti a rigorosamente mano e conditi con un sugo di fagioli borlotti. Le versioni ferme sposano arrosti e bolliti, brasati e carni alla griglia. Eccellente l’abbinamento con la coppa piacentina arrosto.

 

 

Ortrugo-Colli Piacentini DOP

 

Certificazione: DOC Ortrugo-Colli Piacentini DOP
Tipologia: frizzante o spumante
Colore: bianco
Odore: Delicato
Titolo alcolometrico volumico minimo: 11%
Temperatura di degustazione: 10 °C
Spuma: evanescente (nella versione frizzante); persistente (nella versione spumante).

Vitigni: Ortrugo minimo 90% – massimo 10% uve bianche di vitigni non aromatici idonei alla coltivazione in Emilia-Romagna.
Produzione massima per ettaro: 120 quintali con resa in vino massima del 70%.

 

Dall’odore delicato e caratteristico, l’Ortrugo-Colli Piacentini D.O.P. è un vino secco o abboccato, dal retrogusto amarognolo: fresco, fine, gradevole nella versione frizzante; brut o secco o abboccato nella versione spumante.

 

Accostamento cibo/vino: antipasti, carni bianche, pesce, minestre in brodo, formaggi non molto saporiti. Gradevole aperitivo nel tipo Frizzante o Spumante.

 

 

Colli Piacentini DOP Monterosso Val D’Arda

 

Denominazione: DOP Colli Piacentini DOP
Tipologia: frizzante
Colore: bianco
Odore: Delicato
Gradazione minima: 11%
Temperatura di degustazione: 10 °C

Anno di riconoscimento della DOC: 1974 (nel 1984 nasce la DOC ombrello “Colli piacentini” e diventa quindi “Colli piacentini Monterosso Val D ’Arda).

Vitigni: Malvasia di Candia aromatica e Moscato Bianco dal 20 al 50% – Trebbiano Romagnolo e Ortrugo dal 20 al 50% – possono concorrere uve Bervedino e/o Sauvignon ed altri vitigni a bacca bianca, idonei alla coltivazione in Emilia-Romagna fino a un massimo del 30%.
Produzione massima per ettaro: 100 quintali con resa in vino massima del 70%.

 

Il vino “Colli Piacentini” Monterosso Val d’Arda può essere prodotto nella porzione dei territori collinari dei comuni di Vernasca, Alseno, Lugagnano, Castell’Arquato, Gropparello e Carpaneto, ed è un vino tipicamente arquatese.

 

Proprietà organolettiche: Il Monterosso Val D’Arda è un vino che va dal colore paglierino al dorato e ha un odore delicato, caratteristico. Il suo sapore è secco o abboccato o amabile, fine e sottile di corpo, tranquillo o vivace. Sono previste le tipologie Frizzante e Spumante.

 

Abbinamenti cibo/vino: Il tipo amabile ben si accosta alla frutta e ai dolci a fine pasto, mentre il tipo secco è più adatto con il pesce d’acqua dolce, gli antipasti delicati e le minestre asciutte e leggere. Il tipo spumante è da aperitivo o da pasto leggero ed elegante.

 

 

Colli Piacentini DOP Vin Santo di Vigoleno

 

Certificazione: DOP Colli Piacentini DOP
Tipologia: fermo
Colore: bianco
Sapore: secco
Odore: Delicato
Titolo alcolometrico volumico totale minimo: 18%
Temperatura di degustazione: 10-12 °C

Vitigni: Santa Maria e Melara minimo 60%. Possono concorrere le uve dei vitigni Bervedino e/o Ortrugo e/o Trebbiano Romagnolo nella misura massima del 40%.

Produzione massima per ettaro: 50 q.li con resa in vino massima del 30%.

 

Il Vin Santo di Vigoleno, dopo aver rischiato l’estinzione, continua ad essere prodotto con tecniche simili a quelle ottocentesche, salvo qualche inevitabile e necessario adeguamento (come l’utilizzo, da parte di alcuni produttori, di piani di acciaio inox per appassire le uve e una maggiore attenzione nella scelta e nella manutenzione delle botti). I migliori grappoli di santa maria e melara (uve rare diffuse soltanto in alcuni areali della Val d’Arda) vengono raccolti in ceste di vimini o cassette di legno, quindi trasportate delicatamente nei solai, dove vengono lasciate appassire fino alla prima metà di dicembre. C’è chi appende ancora i grappoli alle travi del soffitto, ma la maggior parte dei produttori ricorre oggi alla meno laboriosa sistemazione su graticci, piani a castello o cassette di legno. La torchiatura delle uve può avvenire soltanto dopo il 1° dicembre dell’anno della vendemmia e viene effettuata con torchi verticali dai quali si ottiene un mosto densissimo e concentrato che impiega anni a fermentare nelle botticelle di rovere. La durata minima prevista dal disciplinare della fase di fermentazione-affinamento è di 60 mesi, di cui almeno 48 in botti di legno di capacità non superiore a 500 litri, ma in certi casi può durare fino a 8 anni. La resa finale in vino dall’uva fresca è del 15-20%, ciò vuol dire che per produrre un quintale di Vin Santo ne servono circa 5 di uva fresca. 

 

Questo processo produttivo permette di ottenere un vino ambrato scuro, con intensi profumi di frutta candita e miele, mallo di noce e tamarindo, zabaione e crema pasticcera ed una bocca dolce, grassa, cremosa e opulenta. È un vino estremo e complesso, di grande fascino e piacevolezza, giocato più sulla potenza e sull’impatto che sull’eleganza e l’equilibrio, su una sorta di rustica suadenza e sontuosità che non impedisce, tuttavia, di renderne la beva alquanto seducente e piacevole.

 

Accostamento cibo/vino: ideale a fine pasto con dolci e torte a pasta secca e con il cioccolato.